Cancro alla prostata: lo IOR contribuisce ad un importante progresso

Il gruppo di ricerca di Oncologia Molecolare guidato dal Prof. Andrea Alimonti dell'Istituto oncologico di ricerca (IOR, affiliato all'USI e membro di Bios+), in stretta collaborazione con il team del Prof. de Bono (Royal Marsden NHS Foundation Trust e The Institute of Cancer Research, Londra, Regno Unito) e l’Istituto Oncologico della Svizzera italiana (IOSI, EOC), ha recentemente fornito la prima prova clinica che alcune cellule infiammatorie, note come cellule mieloidi immunosuppressive, possono promuovere la progressione del cancro alla prostata, favorendo la resistenza alle terapie.
Questo studio ha inoltre dimostrato che farmaci che impediscono il reclutamento di queste cellule mieloidi immunosoppressive al tumore garantiscono un miglioramento clinico duraturo ai pazienti affetti da cancro alla prostata metastatico resistente alle terapie ormonali

Lo studio è pubblicato su Nature: https://www.nature.com/articles/s41586-023-06696-z

Il cancro è comunemente accompagnato da una risposta infiammatoria cronica, caratterizzata dall’accumulo di cellule immunitarie di origine mieloide ( un sottogruppo dei globuli bianchi) in grado di inibire la risposta immunitaria contro il tumore e quindi di  favorire la crescita del tumore. Grazie ad un recettore specifico espresso sulla loro superficie, noto come CXCR2, queste cellule mieloidi immunosoppressive vengono attirate all'interno dei tumori, dove rilasciano fattori di crescita. Utilizzando diversi modelli preclinici, il Laboratorio diretto dal Prof. Alimonti ha dimostrato, per la prima volta nel 2014, che le cellule mieloidi immunosoppressive favoriscono la crescita di tumori più aggressivi provocando così  la resistenza sia alla chemioterapia che alla terapia ormonale, che rappresenta oggi il trattamento di elezione per pazienti affetti da cancro metastatico alla prostata. Il gruppo ha anche dimostrato nel 2018 che il numero di cellule mieloidi immunosoppressive aumenta sia nel sangue che nei tumori dei pazienti affetti da cancro alla prostata. Tuttavia, la relazione causale tra l’accumulo di queste cellule mieloidi e la progressione della malattia nei pazienti non era stata ancora dimostrata.

La scoperta

La Dr.ssa Christina Guo dell'RMS/ICR, insieme ai colleghi dell'IOR/IOSI, ha finalmente dimostrato con uno studio clinico su pazienti affetti da tumore alla prostata metastatico che il trattamento con inibitori di CXCR2, che bloccano l’accumulo di cellule mieloidi immunosoppressive al tumore, riduce significativamente l'infiammazione, e migliora  la risposta alla terapia ormonale con farmaci che bloccano i recettori degli androgeni, come l’enzalutamide.

Questo importante studio fornisce oggi la prima evidenza clinica che queste cellule mieloidi immunosoppressive possono essere la causa del fallimento delle attuali terapie ormonali nei pazienti affetti da cancro alla prostata. Questo lavoro ha anche dimostrato che i farmaci che bloccano il recettore di CXCR2 espresso dalle cellule mieloidi immunosuppressive rappresentano uno strumento terapeutico utile per aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumori metastatici.

“Targeting myeloid chemotaxis to reverse prostate cancer Therapy Resistance” è il titolo dello studio condotto all’ICR/RMH con il contributo della Dr.ssa Ursula Vogl, della Dr.ssa Ilaria Colombo e del Dr. Anastasios Stathis dell’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) di Bellinzona.

Questo studio è stato reso possibile grazie anche all’ importante supporto finanziario della Swiss-Card-Onco-Grant di Alfred e Annemarie von Sick.